In Botswana si battono all’asta le licenze per uccidere gli elefanti. Protesta degli animalisti

L'associazione Animalisti Italiani ha inviato una lettera aperta al Consolato del Botswana per protestare contro «il via libera alla caccia agli elefanti mettendo all’asta 7 licenze, ciascuna delle quali permette l'abbattimento di 10 elefanti».

12 Febbraio 2020

«A partire da aprile 2020 ben 272 pachidermi verranno legalmente sterminati con annessa possibilità di trasporto dei relativi trofei di caccia!»: è la denuncia dell'associazione Animalisti Italiani, con una lettera aperta che il presidente Walter Caporale ha inviato al Consolato del Botswana.

«Abbiamo scritto al Consolato e chiesto di fermare immediatamente questo massacro, proponendo l’utilizzo di forme nonviolente basate sul virtuous example del Kerala» spiega l'associazione.

Di seguito il testo della lettera.

«Illustre Console,

Le scrivo in qualità di Presidente degli Animalisti Italiani, associazione animalista che si occupa della difesa e della tutela del benessere degli animali da oltre vent’anni in Italia.

Ho appreso con sommo rammarico e con profonda indignazione dell’inquietante decisione del governo del Botswana che ha dato il via libera alla caccia agli elefanti mettendo all’asta 7 licenze.

Ciascuna di esse permette l’abbattimento di 10 elefanti in aree controllate per lo svolgimento della barbara e involutiva attività venatoria.

Già l’anno scorso, a maggio, il nuovo governo ha fatto decadere un precedente divieto di caccia in vigore dal 2014 che rendeva il Vostro Paese progressista e all’avanguardia in termini di tutela degli Animali, facendolo annoverare giustamente tra i santuari della fauna selvatica proprio per le leggi messe in campo a protezione dell’intero ecosistema.

Or dunque perché questo gigantesco passo indietro? Secondo Voi, lo sterminio di 272 pachidermi a partire da aprile 2020, con annesso trasporto di trofei di caccia, sarebbe la soluzione civile per fronteggiare la situazione?

Gli elefanti, non solo risultano essere una risorsa perché attirano ogni anno migliaia di turisti ma sono una specie chiave per l’habitat in cui si trovano,  proprio perché sono loro stessi a ridistribuire e ad aumentare la disponibilità della biomassa. Sono infatti stati classificati dagli scienziati ricercatori come “ecological engineers” che grazie alla manipolazione fisica della vegetazione aumentano l’eterogeneità dell’ecosistema; un vantaggio per tutti gli altri organismi viventi.

È pertanto palese che queste meravigliose e “storiche” creature non sono in alcun modo responsabili della distruzione di qualsivoglia coltura su vasta scala e che né la cattura dei pachidermi né tantomeno la caccia e la loro uccisione potrebbe risolvere il problema della convivenza uomo-animale.

Al contrario si potrebbe optare per due soluzioni alternative per deviare i tragitti degli elefanti che sono state già utilizzate nel distretto di Wayanad, nello stato del Kerala, con ottimi risultati. Vogliamo suggerirvi metodi rispettosi del diritto alla vita, il dono più grande che esista al mondo.

La specie, come abbiamo detto, è già in pericolo a causa della deforestazione e dell’industrializzazione, che insieme alla costante necessità di territorio da parte dell’uomo sta minacciando fortemente l’esistenza di questi esseri maestosi e magnifici.

I tradizionali tragitti degli elefanti da una foresta all’altra, percorsi dagli animali per la ricerca di cibo, i cosiddetti “corridoi”, sono tracciati da tempo immemore dai grandi pachidermi, ma attualmente gli stessi sono costretti ad attraversarli in zone fortemente antropizzate.

Ulteriori soluzioni nonviolente possibili prevedono quindi l’uso delle luci lampeggianti che impediscono agli animali di avvicinarsi ai terreni agricoli, mentre alcune recinzioni sono state modificate annettendovi degli alveari, veri e falsi, per sfruttare la paura dei pachidermi nei confronti delle api e tenendoli così a distanza.

Nondimeno, come Associazione Animalista Nazionale che si batte per i diritti degli animali in Italia ma anche con progetti di respiro internazionale, riteniamo che le Vostre eventuali nuove autorizzazioni potrebbero demotivare anche chi è impegnato da anni nella lotta contro il bracconaggio, visto che l’attuale regime ora, di fatto, lo legalizzerebbe, chiamandolo “caccia”.

La scienza ha dimostrato in modo incontrovertibile che la caccia non è un modo efficace a lungo termine per ‘regolamentare’ la popolazione dei pachidermi e di nessun altro animale.

Vi invitiamo pertanto a un immediato cambio di rotta.

Gli Animalisti Italiani Onlus e tantissimi miei connazionali Vi chiedono di fermare questo massacro inutile, incivile ed eticamente inaccettabile.

La vita di QUALCUNO non può essere messa all’asta.

È un gesto inqualificabile che uccide degli esseri inermi, pacifici e incolpevoli.

La prego pertanto di intercedere presso il Suo Governo affinché venga fatto un passo indietro prendendo in considerazione altre soluzioni che rispettino la vita degli animali.

Fiducioso che accoglierà positivamente questa mia istanza, voglia gradire, i sensi della mia più alta considerazione».

di Terra Nuova

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