I figli della comune

L'esperienza della Comune di Bagnaia ha oltre 25 anni, quasi gli stessi di alcuni membri cresciuti “tra le sue braccia”. Li abbiamo “stanati” e intervistati.

12 Giugno 2006
Nella realtà italiana, dove si contano sulla punta delle dita gli ecovillaggi e le realtà comunitarie ultraventennali, può essere interessante conoscere meglio l'esperienza di chi oramai adulto nella comunità è nato o cresciuto. Per conoscere meglio il vissuto dei comunardi di seconda generazione siamo andati alla Comune di Bagnaia, uno degli ecovillaggi storici del Rete italiana dei villaggi ecologici, dove quattro dei venti adulti residenti sono "figli della comune" che hanno scelto, dopo aver visto un po' di mondo, di tornare a vivere nella comunità dove sono cresciuti. 

Da Cuba con amore
Il primo colloquio è con Linda, classe 1977, lavora fuori dalla comunità, presso un albergo vicino. Frugando nella memoria, Linda racconta che inizia a percepire che la sua non è una famiglia "normale" solo quando comincia a frequentare la scuola elementare. Realizza che nelle case degli altri bambini è generalmente la mamma a preoccuparsi, la mattina, di farli alzare, mangiare, vestire e che, nel suo caso, è diverso.
A svegliarla o a prepararle la colazione, infatti, possono essere anche uno "zio" o una "zia" comunardi. È da questo primo spunto che inizia la sua presa di coscienza ma questo non turba la sua infanzia, che trascorre felice in campagna, dove ospita spesso coetanei cui si diverte a mostrare gli animali della fattoria.
I turbamenti, mi dice, arrivano con l'adolescenza, un periodo particolarmente difficile per lei, in cui però la comune non ha un ruolo rilevante, se non per il sostegno che offre alla mamma.
Linda ritiene di aver imparato, a Bagnaia, a rispettare le altre persone, ad averne fiducia e a mantenere sempre aperto il confronto.
Continuando con la rapida panoramica biografica, dopo le superiori trascorre sei mesi in Irlanda e tre in Germania. Qui divide un appartamento con altri ragazzi italiani ed emergono le sue origini comunitarie. "Per me è stato un delirio, all'inizio", mi dice, "la gente comprava le cose solo per sé ed io ho cominciato a mettere un po' di regole: turni per le pulizie e spesa in comune".
In seguito lavora come assistente turistica in posti diversi e si fa un'idea del mondo e di frammenti di "umano essere". Si rende conto, forse amaramente, che essere ecologisti non è una prerogativa diffusa. Approdata a Cuba conosce José, si innamorano e, tempo dopo, si sposano. Decidono di tentare di vivere insieme nella comune. All'inizio, Josè soffre un po' della mancanza di spazi adeguati d'intimità (a Bagnaia ogni persona ha diritto ad avere una stanza, ma i bagni, la cucina sono in comune), ma con il tempo la scelta della vita in comune si rafforza.

di Manuel Olivares

I figli della comune
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