Energia verde in Italia: la sostenibilità in bolletta

Quale è la situazione energetica italiana, dal punto di vista delle emissioni di CO2? Quanta dell’energia italiana è pulita? Qual è l’opinione degli italiani in materia di sostenibilità? Ecco qualche dato e qualche risposta.

12 Febbraio 2020

È cominciato un nuovo anno ed anche il 2020 si preannuncia all’insegna del dibattito sull’ambiente, sui cambiamenti climatici e sulla richiesta – specialmente da parte delle nuove generazioni – di politiche più incisive a tutela del nostro patrimonio naturale.

Il movimento Friday For Future ha mobilitato anche in Italia molti giovani e giovanissimi, scesi nelle piazze con l’intento di smuovere le coscienze dei grandi del pianeta. Benché i risultati siano ancora ben al di sotto delle aspettative, qualcosa ha comunque iniziato a mutare, specie negli ultimi tempi. In tal senso, i settori in cui si sta investendo di più sono quello energetico e quello della raccolta rifiuti.

Vediamo nello specifico la situazione del Belpaese.

Per il 72% del fabbisogno energetico globale, l’Italia si affida alle importazioni di fonti straniere. I settori in cui l’energia importata viene maggiormente utilizzata sono i trasporti e il controllo della temperatura (raffrescamento/riscaldamento); sotto il frangente delle materie prime, la dipendenza più importante riguarda petrolio, gas naturale e – in misura sempre minore – carbone. Sicuramente l’Italia è un paese che conta molto sui mercati esteri in ambito energetico, specie quando si tratta di combustibili fossili, il “carburante” tutt’ora più sfruttato per alimentare qualunque sfera produttiva o contesto abitativo.

Una buona notizia riguarda le energie rinnovabili che stanno prendendo finalmente piede, attirando un vivo interesse degli investitori. Nel 2018, in Italia le FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) hanno esaudito oltre il 18% dei consumi. Se prendiamo in analisi il solo settore elettrico, il peso delle FER raggiunge il 34,5%; seguendo le stime Terna-Gse l’elettricità “pulita” utilizzata per alimentare la corrente italiana arriva per il 49,3% dall’idroelettrico, per il 17,5% dall’eolico, per il 22,7% dal solare, per il 6,1% dalla geotermica e per il 19,3% dalle biomasse/bioenergie.

Osservando i dati con attenzione, notiamo una stretta correlazione tra politiche green ed effettiva decrescita delle emissioni di CO2: dal 2004, seppure con qualche flessione, l’ammontare dell’energia totale ricavata da rinnovabili è cresciuta in maniera sostenuta e contestualmente si sono abbassati i livelli di gas serra prodotti nella Penisola.

Il trend accomuna più o meno tutta l’Europa ed ha due cause principali: la prima, sono i percorsi di decarbonizzazione e le buone pratiche in senso ambientale che ciascun paese sta adottando per rientrare nei parametri prefissati; la seconda è il progressivo slittamento delle economie comunitarie verso il terziario ed i servizi, con conseguente delocalizzazione delle industrie nel del terzo mondo e/o nei paesi in via di sviluppo.

Se il secondo aspetto mostra anche dei risvolti negativi, prefigurando un mondo in cui i ricchi si liberano dell’inquinamento a discapito dei meno abbienti, il primo aspetto è invece positivo e deriva dalla crescente domanda collettiva di un’Europa più green.

Con la liberalizzazione del mercato energetico gli attori in campo si sono moltiplicati e per rendersi più appetibili agli occhi dei consumatori utilizzano varie strategie, tra cui impegnarsi concretamente nell’abbattimento delle emissioni: sono moltissime le aziende che mettono a disposizione dell’utenza piani verdi in alternativa ai contratti canonici, o addirittura si impegnano a produrre esclusivamente energia da fonti rinnovabili. In questo modo, il cittadino può controllare il proprio impatto ambientale alla fonte, scegliendo di servirsi solo di energia pulita. Se desiderate una panoramica generale sulle offerte ecologiche delle aziende operanti nel libero mercato, potete consultare nel dettaglio alcune opinioni sui fornitori di energia elettrica . Per citare a titolo di esempio alcune aziende, ricordiamo Sorgenia, Gruppo Green Network, Coop Gas&Luce: sottoscrivendo un contratto con le suddette compagnie, avrete la sicurezza di aiutare concretamente la natura, senza alcun sovrapprezzo apprezzabile in bolletta.

Ma qual è il parere degli italiani in fatto di sostenibilità ambientale?

Troviamo qualche risposta sul quinto rapporto Lifegate dell’Osservatorio Nazionale Sullo Stile di Vita Sostenibile . Il 32% degli italiani dichiara di sapere di cosa si parla quando parliamo di sostenibilità ambientale, mentre il 36% ammette la propria ignoranza. Il restante 35% confessa di avere un’infarinatura, ma di non considerarsi un esperto. Le maggiori preoccupazioni ecologiche sembrano concentrarsi sulla tematica della plastica, specialmente quella dispersa negli oceani. Il settore energetico è quello in cui gli italiani si dicono più attenti alla sostenibilità, affermando di essere disposti ad acquistare energia verde anche qualora costasse di più. D’altronde un buon 41% sospetta, ancora oggi, che la sostenibilità sia solo una moda: questa cifra tiene però conto sia degli scettici duri e puri - quelli che non reputano il cambiamento climatico una minaccia -, sia degli ecologisti sinceri, che criticano l’approccio troppo superficiale di molti “neo-infatuati” dell’ambientalismo. Il report conclude che ci sono 34 milioni di italiani coinvolti sul tema della sostenibilità; per la maggioranza sono donne, diplomate/laureate e professionalmente attive, tra i 35 ed i 54 anni.

Per approfondire le informazioni di questo articolo potete consultare il sito della IEA : troverete tantissimi grafici e dati con cui interagire.

di Sergio Tonon

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